Armando De Stefano (Napoli 1926)
Ci siamo recati allo studio abitazione dell’artista pittore
Armando De Stefano e l’abbiamo colto in un momento particolare, poco felice per lui, tra i lavori degli operai e le cure amorevoli della sua fedele compagna. Infatti, come lui stesso, angosciato dal danno subito, ci ha spiegato e da quello che del resto si vedeva, la sua casa studio, situata nella zona Museo nel seicentesco palazzo Cito Melissano,
era andata semidistrutta in seguito ad un
incendio. Per fortuna il Professore non era
in casa ma al cinema dove ha ricevuto sul
suo cellulare la telefonata del figlio che
lo informava dell’accaduto. Armando De Stefano immediatamente si precipitò sul posto dove trovò pompieri e carabinieri e l’amara sorpresa di assistere senza poter far niente al suo studio abitazione in fiamme con molte opere d’arte andate in fumo.
Nonostante tutto il Professore non aveva perso la sua verve e ci ha accolto con grande cordialità.
Dopo averci fatto accomodare, inizia una interessante chiacchierata ricca di spunti di vita vissuta,
di storia, di arte. Il suo racconto inizia proprio dalla descrizione dell’incendio avvenuto in seguito
ad un corto circuito provocato da un televisore e presto propagatosi in tutta l’abitazione avvolgendo
nelle fiamme numerose opere d’arte causando un ingente danno economico.
Ha iniziato a parlare di come nasce un suo dipinto prendendo spunto dalla realtà quotidiana, dai volti delle persone che popolano i vicoli della Napoli storica. Il suo legame affettivo con il capoluogo partenopeo è grande, facendo sì che restasse ad operare nella città, ma nello stesso tempo per affermarsi è stato per un periodo a Milano. Qui ha raffigurato episodi della rivoluzione
Napoletana del 1799 mettendo l’accento sulla brevità della stessa, al contrario di quella francese,
per l’affetto nutrito dal popolo verso i regnanti Ferdinando e Carolina. Personaggio di spicco di questo periodo è l’intellettuale portoghese Eleonora Pimentel Fonseca che cerca di coinvolgere il popolo in una rivoluzione repubblicana senza tuttavia riuscirci.
Nei dipinti del Maestro risaltano i volti della gente comune dei vicoli che riesce ad imprimere fedelmente sulla tela senza alcun tipo di modelli ma solo con l’ausilio della sua spiccata e innata
memoria visiva. Il suo atteggiamento nei riguardi delle sue opere è molto distaccato infatti, egli è pienamente appagato durante la fase creativa ma una volta completata l’opera intende subito commercializzarla. Molto sensibile a ciò che succede intorno
ad Armando De Stefano, ai mali e al degrado della società,
da forma e colore a un vissuto quotidiano che trova così riscatto nelle sue tele dove emarginati,
drogati,prostitute campeggiano in tutto il loro pathos senza infingimenti di sorta, dal ciclo Odette ed il Jolly, Masaniello immagini di una rivoluzione, Marat, Gli Esclusi, Chameleons.
Di fondamentale importanza è il suo incontro a Venezia con il pittore Bacon da cui ha potuto carpire i segreti di una pittura dalle mille sfaccettature dell’animo umano.
Di particolare rilevanza è stato per lui il periodo fascista e la guerra che hanno forgiato il suo
carattere rendendolo più forte di fronte a quelle difficoltà della vita che invece scoraggiano
i giovani di oggi facendoli rifugiare nella droga. Il ricordo di quegli anni gli illumina ancora
il volto per essere stato un periodo molto creativo anche se poco remunerato.
Era il periodo del film con Silvana Mangano “Riso Amaro” e i ritratti delle persone comuni lo
rendono popolare, felice e appagato anche se non certo ricco. Questi personaggi sono come delle apparizioni che gli ruotano intorno al cavalletto e trovano collocazione sulle sue tele. Tra i mali della società moderna annovera anche il computer visto come malefica calamita per i ragazzi di oggi che ne subiscono il fascino e non sviluppano le loro capacità creative che potrebbero invece derivare dalla letteratura e dall’arte in genere. Al contrario della musica dove si possono trovare pianisti e violinisti molto giovani, nella pittura ciò non avviene per il semplice motivo che il pittore ha bisogno di studiare,crescere e maturare prima di raggiungere risultati apprezzabili. Un aspetto negativo del carattere dei napoletani è la loro avversione per personalità emergenti per il loro desiderio di ridurre tutto a una piattezza stagnante, che impedisce il rinnovamento delle idee.
23 ottobre 2010
Alessandro Ferrara e Teresa Esposito
Preleva l'articolo in formato PDF
OPERE